7 anni (100esima cartolina e congedo).

Si dice che i grandi amori entrino in crisi, dopo sette anni.
Il mio ci ha messo molto di più e l’ho perso un giorno qui, a Berlino, in un parco vicino Kollwitzplatz, mentre fuori era primavera.
Se ne è andato di spalle.
Ero a Berlino anche quando il telefono, qualche tempo dopo, squillava, e una voce anonima e lontana mi comunicava che mio padre era morto. (more…)

Senza una gamba

Senza una gamba una ragazza ballava la scorsa domenica all’Else, al primo open air della stagione.
Sorreggendosi sulle stampelle, con gli occhi rivolti ora alle persone intorno, ora al cielo, saltellava sulla gamba buona. (more…)

Valzer

Ho guardato fuori dal finestrino di un treno regionale, tutti i giorni alle 7.45, Wannsee emergere silente tra gli alberi e poi scomparire.
All’inizio il lago aveva ai suoi piedi i colori dell’autunno, spezzati nell’oro, nei marroni e negli aranci. In lontananza correva un cane e la padrona, dietro, lo seguiva a passi lenti, appoggiandosi a un ramo. Le foglie scricchiolavano forse sotto i suoi passi, con un turbamento lieve come è il tempo della partenza e del ricordo. Poi è venuta la volta dell’inverno. (more…)

Sulle scale di Rio de Janeiro

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Non molto tempo fa viveva qui un artista del quale si diceva che era un po’ matto. Vestiva sempre di rosso e aveva due baffi lunghi fino al mento.
Un giorno ebbe l’idea di costruire un piccolo mosaico sui gradini di una scala davanti la sua casa, utilizzando pezzi di piastrelle che lui stesso disegnava o che qualcuno gli aveva regalato. (more…)

Stattbad Wedding

Quando lei mi dice che le manca quel posto, penso che la stessa cosa vale per me. Del resto, era surreale.
Tutti aggrappati al suolo come capretti, sul pendio della vasca di un’ex piscina comunale, con il dj proprio là, dove un tempo l’acqua era un più fonda e ci si arrivava solo con un tuffo dal trampolino. E chissà che piroette, poi. (more…)

90: la paura

E poi una sera si sente ancora più freddo di così.
Che non è solo l’aria dell’inverno che avanza ma qualcosa dentro, che si è ghiacciata d’un tratto e con essa le parole, strozzate in gola peggio di sassi.
La città stessa è ammutolita; ci si risveglia nell’afasia. (more…)

L’uomo del semaforo

Sono morto senza che nessuno, in questa città, si ricordasse il mio nome.
Ancora oggi mi chiamano semplicemente l’uomo del semaforo.
Come se alla fine fossi proprio io quello là con il cappello a falda tesa, verde quando è in procinto di attraversare la strada e rosso quando invece c’è bisogno di fermarsi. (more…)

Gotham City

Quando sono venuta qui per la prima volta era il 1998.
Potsdamer Platz non esisteva ancora ed era invece un grosso cantiere, che si estendeva fin dove arrivava l’occhio, con tante gru e un palco dove salire, per guardare meglio. Cosa poi?
La città che si trasformava. (more…)

Dalla Cina con furore

Sono stata in Cina e il cielo era grigio anche lì, ma in modo diverso da quello di Berlino: pollution, la chiamano.
È l’inquinamento, che si appiccica addosso veicolato da una pioggerella fine come il gambo di una cipolla, mentre i suoi fumi si mescolano a un odore forte e animale, a tratti agrodolce. (more…)

Cabina elettorale

All’uscita del supermercato Rewe regalano fiori.
Una vivace signora, paonazza in viso, chiede se si desidera ricevere una rosa insieme a qualche informazione su un partito politico. È tempo di campagne politiche, infatti, e domani si vota.
Da quando ne ho memoria, ho cercato di esercitare questo diritto anche quando la tentazione era quella di disegnare un fallo sulla scheda elettorale. (more…)