Valzer

Ho guardato fuori dal finestrino di un treno regionale, tutti i giorni alle 7.45, Wannsee emergere silente tra gli alberi e poi scomparire.
All’inizio il lago aveva ai suoi piedi i colori dell’autunno, spezzati nell’oro, nei marroni e negli aranci. In lontananza correva un cane e la padrona, dietro, lo seguiva a passi lenti, appoggiandosi a un ramo. Le foglie scricchiolavano forse sotto i suoi passi, con un turbamento lieve come è il tempo della partenza e del ricordo. Poi è venuta la volta dell’inverno.
È caduto il silenzio, e dopo la neve.
Le acque del lago si sono fatte grasse e scure, simili a certi segreti che custodiscono, e gli alberi, sparuti e nudi, hanno iniziato a tessere trame scheletriche in cielo, fin dove riuscivano ad arrivare. Ancora solcata dalle orme di un cane, dove il sentiero è più molle e bianco, la terra di sotto non emetteva più suoni; come se tutto fosse morto e ricoperto da un sudario.
Corre oggi il treno sulle stesse rotaie.
C’è odore di mattone bagnato, il cielo è umido e piovoso.
In un angolo della foresta, lì tra le radici che inverdiscono e le acque di Wannsee, sbuca una primula. Ti sembra esile, fragile, fiaccata da un freddo inesorabile e accusatorio. Ma fermo è lo stelo, brillante il colore. L’annusa il cane che già sente nell’aria l’odore della nuova stagione.
Anche se sembra Novembre, tornerà la primavera.
Abbi fiducia, sussurra la primula, speriamo solo che si sbrighi, pensa il viaggiatore.

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